Calcio / napoli

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Ten Talking Points: giornata #7
1.Inter - Juventus è stata una festa per tutto il calcio italiano. Forse da decenni non avevamo la sensazione, da spettatori, di assistere ad una partita che contasse davvero qualcosa, combattuta e giocata bene da entrambe. Onore alle 2 squadre e ai 2 allenatori. La ciliegina sulla torta sarebbe stata vedere Lukaku stoppare un pallone in maniera decente o Cristiano Ronaldo non colpire la barriera ad ogni punizione. Sarebbe stato chiedere troppo. 2.Sarebbe ora che change.org lanci una petizione per rimuovere Marocchi dal parco opinionisti Sky. Ogni domenica riesce a dimostrare, a se stesso e agli altri, come l'umiltà stia a lui come il metodo scientifico sta a Panzironi. Prima della partita ha bersagliato Sarri in lungo e in largo per aver preferito la Joya al Pipita. 5 minuti e gol. Profetico. 3.Sarrismo, Sarri-Ball., chiamatelo come volete. Maurizio Sarri, dopo aver tradito un popolo e gettato la sua tuta da comandante maximo del popolo rivoluzionario, continua ad insegnare calcio. Lo fa cambiando fisionomia, struttura, uomini e stile ma portando anche a Torino quella sana voglia di divertirsi e divertire, con metodo, con raziocinio, con la forza delle idee. Quelle che mancano spesso in questa piccola Italia. Neppure un indomito Conte, oramai prossimo al trapianto di corde vocali, ha potuto farci nulla. 4.L'Atalanta in campionato si trasforma e pare più travolgente di "Mamma Mia" il musical. La squadra di Gasperini è sempre più scatenata con uno Zapata. che sembra sempre più l'incarnazione calcistica di una statua dell'isola di Pasqua e Gomez sempre più uno scugnizzo dai piedi fatati. La speranza è che si possa presto assistere ad un'Atalanta cosi anche in Europa. 5.Il Napoli arranca e .Ancelotti. cambia modulo tante volte quante Beatrice Lorenzin cambia partito. Un pareggio in casa del Torino ci può stare, soprattutto se pur giocando male potevi vincere la partita anzi meritavi di vincerla. Quel che non convince è il non avere ancora capito quale possa essere l'identità di questo Napoli. Milik ed Insigne sono lo specchio di un Napoli smarrito e che non sa più sorridere. 6.L'abbraccio del Dall'Ara a Sinisa Mihajlovic sa di vita, di passione, di lotta. Quella che l'allenatore del Bologna sta portando avanti contro la malattia e quella che da 110 Anni contraddistingue la società felsinea, ieri in gran festa per celebrare questo grandissimo traguardo. Immobile rovina la festa, che resta pur sempre una grande festa di sport ed un grande spot per un calcio che negli ultimi anni si era sempre più allontanato dalla gente. 7.La Roma recrimina e non è la prima volta in stagione. La sensazione è che Fonseca sia un grande allenatore che possa far bella la "magica" ma che a fine stagione anche la qualificazione Champions possa essere un miraggio. Il Cagliari continua la sua marcia inesorabile verso quella che sarà una delle migliori stagioni di sempre per i sardi. 8.La luce di Suso si è spenta e con lui quella di tutto il Milan. Squadra da "Papeete" quella di Giampaolo che nonostante la vittoria rischia la panchina, stando alle prime pagine di stamattina. Più che il gioco, assente, a convincere del tonfo di questo progetto è l'atteggiamento di Giampaolo stesso, un mix fra lo sguardo di Maurizio Gasparri di fronte ad una copertina di un libro di filosofia e quello di Durigon al cospetto di un piatto vegano. Potrebbe essere Spalletti il suo successore, segno che a Milanello han deciso preventivamente di non vincere nulla ancora per molto tempo. 10.Arrivata al capolinea anche la breve avventura di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Sampdoria. 2 amanti che non si sono mai amati e che non vedevano l'ora di staccare la spina consensualmente, manco fossero il governo gialloviola il giorno del si al TAV. Il Parma continua a non conoscere pareggio. La Spal si aggrappa a Petagna. La Fiorentina sembra essere rifiorita grazie all'entusiasmo portato da "Scarface" Ribery e ad un sempre più sereno Montella. Tudor e Liverani tremano ma dovrebbero avere ancora qualche gettone da giocare. Addio a Squinzi, indimenticabile presidente di un Sassuolo finalmente in A grazie all'ex patron di confindustria e che il 18 dicembre recupererà la partita con il Brescia di Balotelli. Per oggi è tutto signori e signori. Sperando di aver reso onore all'originale vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo capitolo di questa nuova avventura.
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Ten Talking Points: giornata #7
1.Inter - Juventus è stata una festa per tutto il calcio italiano. Forse da decenni non avevamo la sensazione, da spettatori, di assistere ad una partita che contasse davvero qualcosa, combattuta e giocata bene da entrambe. Onore alle 2 squadre e ai 2 allenatori. La ciliegina sulla torta sarebbe stata vedere Lukaku stoppare un pallone in maniera decente o Cristiano Ronaldo non colpire la barriera ad ogni punizione. Sarebbe stato chiedere troppo. 2.Sarebbe ora che change.org lanci una petizione per rimuovere Marocchi dal parco opinionisti Sky. Ogni domenica riesce a dimostrare, a se stesso e agli altri, come l'umiltà stia a lui come il metodo scientifico sta a Panzironi. Prima della partita ha bersagliato Sarri in lungo e in largo per aver preferito la Joya al Pipita. 5 minuti e gol. Profetico. 3.Sarrismo, Sarri-Ball., chiamatelo come volete. Maurizio Sarri, dopo aver tradito un popolo e gettato la sua tuta da comandante maximo del popolo rivoluzionario, continua ad insegnare calcio. Lo fa cambiando fisionomia, struttura, uomini e stile ma portando anche a Torino quella sana voglia di divertirsi e divertire, con metodo, con raziocinio, con la forza delle idee. Quelle che mancano spesso in questa piccola Italia. Neppure un indomito Conte, oramai prossimo al trapianto di corde vocali, ha potuto farci nulla. 4.L'Atalanta in campionato si trasforma e pare più travolgente di "Mamma Mia" il musical. La squadra di Gasperini è sempre più scatenata con uno Zapata. che sembra sempre più l'incarnazione calcistica di una statua dell'isola di Pasqua e Gomez sempre più uno scugnizzo dai piedi fatati. La speranza è che si possa presto assistere ad un'Atalanta cosi anche in Europa. 5.Il Napoli arranca e .Ancelotti. cambia modulo tante volte quante Beatrice Lorenzin cambia partito. Un pareggio in casa del Torino ci può stare, soprattutto se pur giocando male potevi vincere la partita anzi meritavi di vincerla. Quel che non convince è il non avere ancora capito quale possa essere l'identità di questo Napoli. Milik ed Insigne sono lo specchio di un Napoli smarrito e che non sa più sorridere. 6.L'abbraccio del Dall'Ara a Sinisa Mihajlovic sa di vita, di passione, di lotta. Quella che l'allenatore del Bologna sta portando avanti contro la malattia e quella che da 110 Anni contraddistingue la società felsinea, ieri in gran festa per celebrare questo grandissimo traguardo. Immobile rovina la festa, che resta pur sempre una grande festa di sport ed un grande spot per un calcio che negli ultimi anni si era sempre più allontanato dalla gente. 7.La Roma recrimina e non è la prima volta in stagione. La sensazione è che Fonseca sia un grande allenatore che possa far bella la "magica" ma che a fine stagione anche la qualificazione Champions possa essere un miraggio. Il Cagliari continua la sua marcia inesorabile verso quella che sarà una delle migliori stagioni di sempre per i sardi. 8.La luce di Suso si è spenta e con lui quella di tutto il Milan. Squadra da "Papeete" quella di Giampaolo che nonostante la vittoria rischia la panchina, stando alle prime pagine di stamattina. Più che il gioco, assente, a convincere del tonfo di questo progetto è l'atteggiamento di Giampaolo stesso, un mix fra lo sguardo di Maurizio Gasparri di fronte ad una copertina di un libro di filosofia e quello di Durigon al cospetto di un piatto vegano. Potrebbe essere Spalletti il suo successore, segno che a Milanello han deciso preventivamente di non vincere nulla ancora per molto tempo. 10.Arrivata al capolinea anche la breve avventura di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Sampdoria. 2 amanti che non si sono mai amati e che non vedevano l'ora di staccare la spina consensualmente, manco fossero il governo gialloviola il giorno del si al TAV. Il Parma continua a non conoscere pareggio. La Spal si aggrappa a Petagna. La Fiorentina sembra essere rifiorita grazie all'entusiasmo portato da "Scarface" Ribery e ad un sempre più sereno Montella. Tudor e Liverani tremano ma dovrebbero avere ancora qualche gettone da giocare. Addio a Squinzi, indimenticabile presidente di un Sassuolo finalmente in A grazie all'ex patron di confindustria e che il 18 dicembre recupererà la partita con il Brescia di Balotelli. Per oggi è tutto signori e signori. Sperando di aver reso onore all'originale vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo capitolo di questa nuova avventura.
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Ten Talking Points: giornata #7
1.Inter - Juventus è stata una festa per tutto il calcio italiano. Forse da decenni non avevamo la sensazione, da spettatori, di assistere ad una partita che contasse davvero qualcosa, combattuta e giocata bene da entrambe. Onore alle 2 squadre e ai 2 allenatori. La ciliegina sulla torta sarebbe stata vedere Lukaku stoppare un pallone in maniera decente o Cristiano Ronaldo non colpire la barriera ad ogni punizione. Sarebbe stato chiedere troppo. 2.Sarebbe ora che change.org lanci una petizione per rimuovere Marocchi dal parco opinionisti Sky. Ogni domenica riesce a dimostrare, a se stesso e agli altri, come l'umiltà stia a lui come il metodo scientifico sta a Panzironi. Prima della partita ha bersagliato Sarri in lungo e in largo per aver preferito la Joya al Pipita. 5 minuti e gol. Profetico. 3.Sarrismo, Sarri-Ball., chiamatelo come volete. Maurizio Sarri, dopo aver tradito un popolo e gettato la sua tuta da comandante maximo del popolo rivoluzionario, continua ad insegnare calcio. Lo fa cambiando fisionomia, struttura, uomini e stile ma portando anche a Torino quella sana voglia di divertirsi e divertire, con metodo, con raziocinio, con la forza delle idee. Quelle che mancano spesso in questa piccola Italia. Neppure un indomito Conte, oramai prossimo al trapianto di corde vocali, ha potuto farci nulla. 4.L'Atalanta in campionato si trasforma e pare più travolgente di "Mamma Mia" il musical. La squadra di Gasperini è sempre più scatenata con uno Zapata. che sembra sempre più l'incarnazione calcistica di una statua dell'isola di Pasqua e Gomez sempre più uno scugnizzo dai piedi fatati. La speranza è che si possa presto assistere ad un'Atalanta cosi anche in Europa. 5.Il Napoli arranca e .Ancelotti. cambia modulo tante volte quante Beatrice Lorenzin cambia partito. Un pareggio in casa del Torino ci può stare, soprattutto se pur giocando male potevi vincere la partita anzi meritavi di vincerla. Quel che non convince è il non avere ancora capito quale possa essere l'identità di questo Napoli. Milik ed Insigne sono lo specchio di un Napoli smarrito e che non sa più sorridere. 6.L'abbraccio del Dall'Ara a Sinisa Mihajlovic sa di vita, di passione, di lotta. Quella che l'allenatore del Bologna sta portando avanti contro la malattia e quella che da 110 Anni contraddistingue la società felsinea, ieri in gran festa per celebrare questo grandissimo traguardo. Immobile rovina la festa, che resta pur sempre una grande festa di sport ed un grande spot per un calcio che negli ultimi anni si era sempre più allontanato dalla gente. 7.La Roma recrimina e non è la prima volta in stagione. La sensazione è che Fonseca sia un grande allenatore che possa far bella la "magica" ma che a fine stagione anche la qualificazione Champions possa essere un miraggio. Il Cagliari continua la sua marcia inesorabile verso quella che sarà una delle migliori stagioni di sempre per i sardi. 8.La luce di Suso si è spenta e con lui quella di tutto il Milan. Squadra da "Papeete" quella di Giampaolo che nonostante la vittoria rischia la panchina, stando alle prime pagine di stamattina. Più che il gioco, assente, a convincere del tonfo di questo progetto è l'atteggiamento di Giampaolo stesso, un mix fra lo sguardo di Maurizio Gasparri di fronte ad una copertina di un libro di filosofia e quello di Durigon al cospetto di un piatto vegano. Potrebbe essere Spalletti il suo successore, segno che a Milanello han deciso preventivamente di non vincere nulla ancora per molto tempo. 10.Arrivata al capolinea anche la breve avventura di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Sampdoria. 2 amanti che non si sono mai amati e che non vedevano l'ora di staccare la spina consensualmente, manco fossero il governo gialloviola il giorno del si al TAV. Il Parma continua a non conoscere pareggio. La Spal si aggrappa a Petagna. La Fiorentina sembra essere rifiorita grazie all'entusiasmo portato da "Scarface" Ribery e ad un sempre più sereno Montella. Tudor e Liverani tremano ma dovrebbero avere ancora qualche gettone da giocare. Addio a Squinzi, indimenticabile presidente di un Sassuolo finalmente in A grazie all'ex patron di confindustria e che il 18 dicembre recupererà la partita con il Brescia di Balotelli. Per oggi è tutto signori e signori. Sperando di aver reso onore all'originale vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo capitolo di questa nuova avventura.
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La sfortuna esiste
La sfortuna esiste e ieri al San Paolo si è palesata in tutta la sua sfrontatezza. Assurde le polemiche di fantomatici giornalisti, intenti a parlare di calo fisico, di ritmo da amichevole, di scelte sbagliate, di un Koulibaly responsabile delle sconfitte del Napoli. Le statistiche recitano un 17 tiri contro 5 di cui 8 a 1 per il computo dei tiri in porta, 63% possesso palla Napoli, 3 pali ed un Olsen sensazionale. Aggiungiamoci pure che il Cagliari era una delle squadre più in forma, alla terza vittoria consecutiva e tutte le polemiche saranno smentite in un istante. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire purtroppo. E cosi anche Ancelotti ed Insigne hanno sbottato di fronte a domande illecite di opinionisti da bar, che dall'alto dei loro superstipendi anzichè cercare l'analisi della prestazione cercano l'analisi della sconfitta a tutti i costi. Questo Napoli è già lontano 6 punti dalla mirabolante Inter e 4 dalla Juve. Classifica che piange insomma, eppure le prestazioni sono da top club. Il Napoli ha vinto 3 partite su 5 in campionate e le 2 partite perse sono venute entrambe al 90', una per un autorete sfortunatissimo di KK ed una per un contropiede fulmineo (viziato da un fallo in avvio) arrivato dopo una partita clamorosamente dominata in lungo ed in largo. Nel mezzo c'è stata una vittoria roboante contro i campioni d'Europa in carica che pare già essere stata dimenticata dai grandi soloni della tv e della stampa italiana. Insomma un Napoli molto convincente sul profilo delle prestazioni, che paga un'eccessiva sfortuna e al massimo un cinismo non sempre presente nei momenti che contano come avvenuto ieri. Buttare tutto per dei risultati è e sarà sempre materia da perdenti, ma in Italia si sa, il risultato è tutto.
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La sfortuna esiste
La sfortuna esiste e ieri al San Paolo si è palesata in tutta la sua sfrontatezza. Assurde le polemiche di fantomatici giornalisti, intenti a parlare di calo fisico, di ritmo da amichevole, di scelte sbagliate, di un Koulibaly responsabile delle sconfitte del Napoli. Le statistiche recitano un 17 tiri contro 5 di cui 8 a 1 per il computo dei tiri in porta, 63% possesso palla Napoli, 3 pali ed un Olsen sensazionale. Aggiungiamoci pure che il Cagliari era una delle squadre più in forma, alla terza vittoria consecutiva e tutte le polemiche saranno smentite in un istante. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire purtroppo. E cosi anche Ancelotti ed Insigne hanno sbottato di fronte a domande illecite di opinionisti da bar, che dall'alto dei loro superstipendi anzichè cercare l'analisi della prestazione cercano l'analisi della sconfitta a tutti i costi. Questo Napoli è già lontano 6 punti dalla mirabolante Inter e 4 dalla Juve. Classifica che piange insomma, eppure le prestazioni sono da top club. Il Napoli ha vinto 3 partite su 5 in campionate e le 2 partite perse sono venute entrambe al 90', una per un autorete sfortunatissimo di KK ed una per un contropiede fulmineo (viziato da un fallo in avvio) arrivato dopo una partita clamorosamente dominata in lungo ed in largo. Nel mezzo c'è stata una vittoria roboante contro i campioni d'Europa in carica che pare già essere stata dimenticata dai grandi soloni della tv e della stampa italiana. Insomma un Napoli molto convincente sul profilo delle prestazioni, che paga un'eccessiva sfortuna e al massimo un cinismo non sempre presente nei momenti che contano come avvenuto ieri. Buttare tutto per dei risultati è e sarà sempre materia da perdenti, ma in Italia si sa, il risultato è tutto.
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La sfortuna esiste
La sfortuna esiste e ieri al San Paolo si è palesata in tutta la sua sfrontatezza. Assurde le polemiche di fantomatici giornalisti, intenti a parlare di calo fisico, di ritmo da amichevole, di scelte sbagliate, di un Koulibaly responsabile delle sconfitte del Napoli. Le statistiche recitano un 17 tiri contro 5 di cui 8 a 1 per il computo dei tiri in porta, 63% possesso palla Napoli, 3 pali ed un Olsen sensazionale. Aggiungiamoci pure che il Cagliari era una delle squadre più in forma, alla terza vittoria consecutiva e tutte le polemiche saranno smentite in un istante. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire purtroppo. E cosi anche Ancelotti ed Insigne hanno sbottato di fronte a domande illecite di opinionisti da bar, che dall'alto dei loro superstipendi anzichè cercare l'analisi della prestazione cercano l'analisi della sconfitta a tutti i costi. Questo Napoli è già lontano 6 punti dalla mirabolante Inter e 4 dalla Juve. Classifica che piange insomma, eppure le prestazioni sono da top club. Il Napoli ha vinto 3 partite su 5 in campionate e le 2 partite perse sono venute entrambe al 90', una per un autorete sfortunatissimo di KK ed una per un contropiede fulmineo (viziato da un fallo in avvio) arrivato dopo una partita clamorosamente dominata in lungo ed in largo. Nel mezzo c'è stata una vittoria roboante contro i campioni d'Europa in carica che pare già essere stata dimenticata dai grandi soloni della tv e della stampa italiana. Insomma un Napoli molto convincente sul profilo delle prestazioni, che paga un'eccessiva sfortuna e al massimo un cinismo non sempre presente nei momenti che contano come avvenuto ieri. Buttare tutto per dei risultati è e sarà sempre materia da perdenti, ma in Italia si sa, il risultato è tutto.
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