Per il secondo anno consecutivo, Firenze potrebbe rappresentare l'ultima tappa per i sogni scudetto del Napoli, quella nella quale si scende a terra e si comprende che il viaggio, seppur bello ed emozionante, non porterà alla meta sperata.
Ma se l'anno scorso lo stop a tinte viola fu accompagnato da mille polemiche e dalla famosa dichiarazione dell'ex tecnico Maurizio Sarri sullo scudetto perso in albergo nella volata finale, in questa stagione la truppa partenopea parrebbe aver abdicato all'obiettivo tricolore molto prima; e questa convinzione non deriva solo dagli undici punti di svantaggio nei confronti della Juventus, vittoriosa, ma apparsa tutt'altro che perfetta anche a Sassuolo, ma dello strano modo di affrontare le gare che l'undici di Ancelotti ha mostrato anche nella patria di Dante e Boccaccio.

Per lunghi tratti della partita infatti, il Napoli, seppur in grado di mostrare la sua superiorità tecnica, nei momenti in cui decideva di spingere sull'acceleratore, è sembrato quasi disinteressato alla partita, lasciando ai viola il pallino del gioco per buona parte della ripresa.
Specialmente negli ultimi venti minuti, con gli avversari decimati dagli infortuni e dalla carente condizione fisica, sarebbe stato lecito aspettarsi gli azzurri con la bava alla bocca alla ricerca della vittoria, che avrebbe permesso di accorciare a sei le lunghezze di ritardo dalla capolista e mettere un po' di pressione sui rivali, ma la squadra è sembrata riversarsi in attacco senza troppa convinzione, quasi come rassegnata ad un destino poco glorioso anche in caso di eventuale vittoria.

Inoltre i casi Hamšík e Allan, al di là del loro effettivo compimento, potrebbero lasciar pensare i più malintenzionati circa la volontà societaria di fare cassa, in vista di una ricostruzione prevista per la prossima stagione, volendo condurre la barca in porto badando a non lasciarsi troppo trasportare dalla tempesta.
Ma è possibile che la verità sia un'altra: un tecnico esperto come Ancelotti potrebbe aver compiuto, con la complicità dello spogliatoio, la scelta di privilegiare l'impegno europeo, riversando tutte le proprie forze alla ricerca di un successo internazionale.

Le posizioni in campionato, del resto, sembrerebbero piuttosto cristallizzate, e per la formazione partenopea non sembrano esserci grosse possibilità di variare il proprio attuale secondo posto in meglio o in peggio; perché non provare ad entrare nella storia del Napoli dunque, riportando sotto il Vesuvio un trofeo internazionale che manca da quasi trent'anni?
La doppia sfida con lo Zurigo della settimana prossima potrà dirci di più sulle reali ambizioni azzurre, anche se gli svizzeri non dovrebbero rappresentare un grosso ostacolo su un piano puramente tecnico.

L'Europa League, da quando ha cambiato nome e formula, non è mai stata vinta da una formazione militante in Serie A e, in un anno speciale, come quello dell'arrivo in Italia di Cristiano Ronaldo, un successo internazionale donerebbe finalmente la credibilità perduta al nostro movimento. E quale squadra italiana, ad oggi, sembrerebbe più attrezzata del Napoli per provarci?

Immagine di proprietà Scorum-Italia

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