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La parole finali della seconda cantica della Divina Commedia (Purgatorio), fanno da preludio alla mia personale analisi di questo insolito quarto di finale. Alla fine è andata bene così, anche se alla vigilia, e soprattutto dopo l’ennesimo goal di mister Champions League allo scadere del primo tempo, era lecito aspettarsi di più, e la Juve riesce a tornare dalla trasferta in terra olandese portando sana e salva a casa la pelle, con il pareggio finale che la pone in leggero vantaggio sui terribili ragazzi di Erik ten Hag.

Ma di vantaggio solo minimo si può parlare in quanto, come insegnano le due precedenti sfide con il Real Madrid e, soprattutto, l’esperienza dello scontro diretto sul campo, l’Ajax è squadra che sa giocare bene al calcio, con interpreti che riescono a collegare perfettamente la sfrontatezza giovanile e la tecnica utile a far ammattire gli avversari sullo stretto e in campo aperto.

L’illusione di una Juve padrona del campo, in grado di dettare legge e di prendersi la qualificazione già ad Amsterdam, è durata infatti meno di dieci minuti, e cioè fino al momento in cui i padroni di casa hanno cominciato lentamente ad impadronirsi della metà campo bianconera, mettendo in risalto le loro doti di palleggio; il tecnico dei biancorossi deve aver studiato bene i piemontesi e Massimiliano Allegri, soliti farsi rinchiudere, più per scelta che per necessità, negli ultimi trenta metri, al cospetto di un avversario tecnico che decida di accelerare, imponendo ai suoi un ritmo forsennato fin dall'inizio.

Il goal di Ronaldo. Fonte repubblica.it

Ne esce fuori la solita partita da unghie mangiate e crampi allo stomaco per i sostenitori di Madama, salvati solo dalla scarsa mira degli avanti olandesi, bravi ad arrivare al tiro senza apparente difficoltà per almeno mezz'ora; e nella solita partita a tinte bianconere ne esce fortunatamente fuori la solita giocata del campione, che porta al vantaggio, forse immeritato ai punti, ma frutto dell’immensa qualità della rosa, ancora una volta mortificata da una tattica troppo difensivista e da una forma fisica non più ottimale da mesi.

Ma quando pensi che la partita, per merito o per fortuna si stia indirizzando in maniera propizia, arriva la doccia gelata, con la pallaccia persa da Cancelo, giustamente definito dal mio amico @spiceboyz, “croce e delizia”, e il conseguente goal a giro di Neres.

Tutti si era pronti ad un secondo tempo di sofferenza, con gli olandesi alla ricerca del goal, ma il pari in apertura ha l’effetto di decuplicare l’entusiasmo casalingo sia sugli spalti che in campo, e la Juve per lunghi tratti non riesce più ad uscire, almeno fin quando i cambi di Allegri e il prevedibile calo fisico dei lanceri riescono a rimetterla in carreggiata.

Negli ultimi venti minuti sovente va in scena un’altra partita rispetto ai primi settanta, e anche alla Joan Cruijff Arena la regola sembra confermata: Douglas Costa, finalmente di nuovo a disposizione, sciorina un paio di numeri d’alta scuola dei suoi, scheggiando persino il palo sul finale di gara, ma il brivido più grande è ancora sulla schiena di Szczęsny in pieno recupero, quando un tiro di Tadić finisce deviato da Rugani pochi centimetri alla sinistra del palo.

I campioni d’Italia pagano forse più del lecito l’assenza di Emre Can, il centrocampista più in forma in quest’ultima parte di stagione e, contrariamente alle attese, poco o niente quella di capitan Chiellini, sostituito egregiamente da Rugani, probabilmente alla miglior partita in bianconero, vista anche l’importanza della posta in palio.

Erik ten Hag. Fonte serieanews.com

Nonostante il leggero vantaggio e la possibilità teoricamente di passare il turno anche con un pareggio a reti bianche, ci vorrà la miglior Juventus per raggiungere le semifinali, dato che presumibilmente anche al ritorno l’Ajax giocherà lo stesso tipo di partita, senza paura, già visto due settimane fa al Bernabeu; L’undici di Ten Hag (cresciuto alla scuola di Pep Guardiola, quando quest’ultimo allenava il Bayern di Monaco) è la rappresentazione di come un tecnico con le idee giuste applicate ad una buona rosa, pur priva di fenomeni come quella olandese, possano fare sfracelli e creare un mix esplosivo in grado di dare filo da torcere ad ogni avversario.

A questo punto la domanda delle cento pistole, più volte riproposta in stagione, non può che tornate d’attualità: a che livello sarebbe la Juve con un tecnico dalle idee simili?

Non so se i bianconeri passeranno il turno, arriveranno in finale o vinceranno la Coppa, in ogni caso alla dirigenza della Vecchia Signora rimane la possibilità di fare un gran regalo al proprio popolo per le prossime stagioni (anzi due): abbassare il prezzo dei biglietti e ingaggiare un tecnico che giochi sempre per vincere.

Tipo Guardiola. Tipo Gasperini. Tipo Ten Hag.

Sono già tre nomi, chiedo troppo?

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