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C’era una volta la Coppa Uefa, quel torneo europeo al quale partecipavano le squadre qualificate nei singoli campionati nazionali; erano quattro per i campionati più prestigiosi, meno per tutti gli altri a seconda del ranking (un po’ come nel sistema attuale).

Il trofeo era molto ambito a livello continentale e non era difficile incontrare tra le partecipanti le squadre migliori del vecchio continente che, in molti casi, si sarebbero laureate dopo pochi mesi campione nei rispettivi tornei.

L’Italia la faceva da padrona, e nel decennio che va dal 1990 al 2000 furono addirittura sette i successi ad appannaggio delle compagini del Belpaese, spesso talmente superiori alla concorrenza da finire per scontrarsi tra loro in semifinale o in finale.

Poi arrivò l’Europa League, che tolse gran parte del fascino alla competizione trasformandola in tutto e per tutto nella Coppa di Serie B che conosciamo oggi; incontrare top club europei come Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e simili diventava estremamente difficile, in quanto solite ad affrontarsi nella più ricca ed esclusiva Champions League, e come per incanto i successi del calcio italiano scomparirono di colpo.

Il Parma 98-99, ultimo successo italiano in Coppa Uefa/EL. Fonte immagine youtube.com

Il trofeo cominciò ad essere inspiegabilmente snobbato dalle nostre formazioni, tanto che le stesse dovettero registrare spesso clamorose eliminazioni per mano di squadre sulla carta decisamente inferiori, dopo aver mandato in campo praticamente solo riserve o ragazzi della primavera.

E se dopo quasi vent'anni siamo ancora in attesa di un primo successo nella Coppa di riserva, da oggi un nuovo capitolo triste si dovrà scrivere nella storia che collega il calcio nostrano alla seconda competizione europea per club, quello relativo ad una clamorosa rinuncia.

Il Milan rinuncia infatti alla partecipazione all'Europa League della prossima stagione; con l’arbitrato del TAS di Losanna i rossoneri hanno raggiunto un accordo con l’Uefa relativamente ai periodi monitorati e relative sanzioni (2015/16/17, con esclusione dalle coppe nella stagione 2021 e obbligo di pareggio di bilancio e deferimento per i periodo 2016/17/18), annullando le precedenti sentenze e sostituendole con la volontaria esclusione dalle coppe europee durante la prossima stagione agonistica.

Che senza la qualificazione in Champions League per la squadra amministrata dal fondo Elliot le cose si sarebbero messe in maniera piuttosto grave da un punto di vista economico era cosa nota già da mesi, ma l'opinione comune voleva che alla fine le due parti avrebbero potuto trovare un accordo meno restrittivo, magari con una multa e la limitazione della rosa nel prossimo torneo.

Marco Giampaolo, neo allenatore del Milan. Fonte sport.virgilio.it

La rinuncia del Milan alla partecipazione in Europa League della prossima stagione ha tutta l’aria di essere una sorta di volontaria auto-esclusione, da quella che ormai viene vista più come un fastidio che come un’opportunità.

Forse una squadra della Serie A vincerà la prossima Champions League, e tutti questi discorsi verranno dispersi come fumo al vento, ma dati i recenti risultati lo scenario sembra alquanto improbabile.

Alle prese con l’ennesima rifondazione degli ultimi anni i meneghini, che si definiscono club dal DNA europeo, avrebbero potuto puntare forte sull’Europa League, per conquistare un trofeo continentale che riportasse il club alla visibilità che gli compete, oltre ad auto-alimentare l’autostima per la caccia ad uno dei primi quattro posti in campionato, preferendo però scegliere la strada più comoda, di sicuro non la più nobile.

Ne beneficeranno la Roma, ammessa così direttamente ai gironi, e il Torino, ripescato per i preliminari come nel 2014 (allora al posto del Parma), ma non il calcio italiano, alle prese con l’ennesima brutta figura.

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