Non è tempo di grandi festeggiamenti in casa nerazzurra, dato che il nuovo anno si è aperto, quasi a voler recitare un copione già scritto in passato, con l'ambiente costretto a fronteggiare alcune cocenti delusioni, come la prematura eliminazione dalla Coppa Italia, o l'unico punto raccolto nelle tre partite di campionato.

Eppure, dalle parti della dirigenza Suning, si è pensato bene di coinvolgere la squadra in uno dei più grandi festeggiamenti del mondo, quello relativo al capodanno cinese, che quest'anno cade il 5 Febbraio inaugurando l'anno del maiale: nella sfida casalinga con il Bologna di ieri pomeriggio infatti, l'Inter è scesa in campo con un'edizione particolare delle casacche da gioco, riportanti tutti i nomi dei calciatori in caratteri cinesi.

Se la "contaminazione" dagli occhi a mandorla, fino ad oggi, era arrivata solamente ad intaccare le scritte dello sponsor, o i cartelloni pubblicitari a bordo campo, con questa mossa i vertici nerazzurri hanno voluto probabilmente compiere una doppia operazione, di marketing, rilanciando il marchio Inter all'interno dello sterminato mercato cinese nel momento della festa più importante e, se mai ce ne fosse bisogno, di marchiatura a fuoco delle divise, in modo da ribadire l'appartenenza asiatica della squadra.

Il centro d'allenamento della squadra. Fonte inter.it

Inutile dire che tra i tifosi nerazzurri, i più puristi e quelli di lunga data, non hanno preso in maniera molto positiva la novità: vedere "deturpata" la maglia storica della Beneamata con caratteri nobilissimi, ma non appartenenti alla centenaria storia meneghina, rappresenta per molti una novità troppo grande da digerire facilmente, mentre le nuove generazioni sono senz'altro più favorevoli all'internazionalizzazione della Società, vista come portatrice di future vittorie e grandi calciatori all'ombra della Madunina.

Al di là delle riflessioni sulla correttezza o meno di tale mossa nei confronti dei tifosi, occorrerebbe interrogarsi sull'opportunità di schierare, nel campionato italiano, delle divise con caratteri incomprensibili alla maggior parte degli spettatori.
Perché la Lega Calcio ha imposto, ad esempio, di indossare la stessa fascia da capitano a tutte le squadre, ma permette ad una formazione di scrivere i nomi dei propri giocatori in caratteri cinesi?

Massimo Moratti, ultima proprietà italiana dell'Inter. Fonte gazzetta.it

E' fantascienza inoltre immaginare, tra qualche anno, quando i tempi saranno più maturi, alcune regole magari più ammorbidite o piegate al volere del business, che questo sia stato il primo passo per arrivare ad un clamoroso cambio di nome della squadra, magari in Suning F.C o InterChina F.C.?

Che ci sia un fondo di verità o no, ad oggi, a mio modo di vedere le cose però, risulta difficile sostenere che l'Inter sia ancora, come nel momento della sua fondazione, una squadra di Milano, piuttosto che una Società italo-cinese che gioca a Milano.

Insomma, i tifosi interisti possono sostenere di seguire ancora la stessa "entità" della quale si sono calcisticamente innamorati, o questa creatura ibrida si è trasformata in un qualcosa di diverso, una sorta di enclave cinese nel campionato italiano?
Forse, ottenendo risultati degni di nota, a tutta questa storia ci si potrebbe anche passare sopra, facendo finta di nulla, ma, ora come ora, il dubbio è legittimo...

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