Cyril Théréau, da poco al Cagliari e già infortunato. Fonte fantagazzetta.com

Nell'ultimo periodo, i media e l'opinione pubblica hanno riservato molta attenzione ai comportamenti indisciplinati del pubblico che assiste alle partite della Serie A: si è giustamente messo in risalto la stupidità e la vigliaccheria di ululati razzisti, cori discriminatori e inneggianti alle stragi o al dileggio delle vittime, arrivando, forzando un po' la mano, persino a sottolineare (scoperta dell'acqua calda) gli insulti personali ricevuti da allenatori e giocatori.

La Federcalcio ha stabilito una nuova procedura, che prevede, al secondo richiamo dello speaker, lo stop temporaneo delle partite, in modo da fornire un segnale, da parte di tutto l'ambiente, di tolleranza zero contro il razzismo.
Premesso che il provvedimento mi sembra assolutamente corretto, e che il razzismo è una piaga sociale che andrebbe debellata quanto prima, al fine di elevare il grado di civiltà di una popolazione, alcuni leggono, in questo giro di vite e nel moltiplicarsi delle segnalazioni di casi meno gravi (come i cori di sfottò tra tifoserie o verso i giocatori), la volontà di proteggere sempre più i dorati protagonisti del nostro calcio, in modo che, gradualmente, al pubblico venga tolta ogni possibilità di dissenso.

Kalidou Koulibaly, vittima di uno degli ultimi episodi di razzismo sugli spalti. Fonte spazionapoli.it

A riprova di ciò alcune delle ultime dichiarazioni dei protagonisti hanno lasciato un po' tutto l'ambiente dei tifosi con la bocca aperta. Lo scorso 27 Novembre, ad esempio, Aleksandar Kolarov, terzino in forza alla Roma, invitava, nella conferenza stampa pre Roma-Real Madrid di Champions League, i tifosi di calcio a non esprimere giudizi, vista la loro scarsa competenza in materia; ma anche Carlo Ancelotti, neo tecnico del Napoli, ha più volte sollecitato giri di vite contro gli insulti negli stadi (non solo razzismo, ma ogni tipo di offesa), in modo da proteggere la professionalità dei calciatori ed elevare il livello del calcio nostrano.

Ma se il discorso può essere, forzando un po' la mano, anche condivisibile, esiste però, a mio avviso, un altro aspetto da prendere in considerazione: quando si pretende rispetto è necessario offrire lo stesso tipo di trattamento.
Molto spesso i calciatori infortunati non si attengono a comportamenti indirizzati verso un pronto recupero, ma utilizzano il loro tempo per partecipare a varie attività extra-calcistiche.

E' rispettoso, nei confronti della tifoseria, il comportamento di un calciatore, in questo lo caso lo juventino Douglas Costa, che, da infortunato, non prende parte agli allenamenti della squadra, ma è libero di sfrecciare in autostrada provocando un incidente, e di volare il giorno stesso a Parigi per un party organizzato dal compagno di nazionale Neymar?

O ancora, per prendere ad esempio uno degli ultimi casi, come giudicare il comportamento del francese Cyril Théréau, che infortunatosi poco dopo essere sbarcato a Cagliari, ha pensato bene, invece di rimanere a casa e riprendersi per essere al 100% per la sua nuova squadra, di partecipare ad un festino a luci rosse, con tanto di video pubblicato sui social?

Douglas Costa, ufficialmente infortunato, partecipa ad un party a Parigi per l'amico Neymar. Fonte jmania.it

Certo si potrà opporre che i calciatori impiegano il proprio tempo libero come meglio credono, ma resta il fatto che, per una questione di opportunità e rispetto, un po' come sono costretti a fare tutti i lavoratori malati, occorrerebbe che anche i ricchi protagonisti del pallone rimanessero a casa, per recuperare da eventuali infortuni, invece di darsi alla pazza gioia ed allungare probabilmente i tempi di recupero.

Chi mostra più rispetto per il proprio lavoro e per la tifoseria, tra un giocatore infortunato in palestra per accorciare i tempi di recupero, e un altro che prende un aereo per volare ad una festa? La risposta è scontata, e andrebbe presa in seria considerazione dagli spiriti più liberi. Altrimenti, a mio avviso, è inutile sentirsi offesi al primo coro poco simpatico o ai primi fischi ricevuti.

"Il rispetto è una barriera che protegge egualmente il grande e il piccolo, ciascuno dal suo lato può guardarsi in faccia"

E' una frase dello scrittore francese del XIX secolo Honoré de Balzac; tempi antichi, ma quanto mai attuali.

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