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Ennesima “allegrata” o festa rimandata volutamente per non perdere la concentrazione in vista della sfida di martedì? Se il dubbio può apparire legittimo per chi è venuto a conoscenza della seconda sconfitta in campionato di Madama solo dai notiziari o dai siti internet, coloro i quali, come il sottoscritto, hanno assistito alla partita pomeridiana in quel di Ferrara, non possono viceversa nutrire molte incertezze a riguardo, addossando buona parte della responsabilità di questo primo match point buttato alle ortiche, alla solita guida sprovveduta di Massimiliano Allegri, sempre più nei panni di un tredicenne al volante di una Ferrari.

E dire che il bellissimo Paolo Mazza, tutto esaurito per l’occasione e sempre caloroso per tutti i novanta e rotti minuti di gara (prendano esempio gli ultras della curva sud per martedì) era stato inizialmente reso docile dal sesto goal in sei partite di Moise Kean, abilissimo a raccogliere al volo un rasoterra di Cancelo per indirizzarlo nell'angolino opposto a quello del tuffo di Viviano.

Nonostante una difesa che definir inedita sarebbe un eufemismo e le cui chiavi sono state affidate al rientrante Barzagli in team con De Sciglio e il debuttante Paolo Gozzi, (altro millenial dal sicuro avvenire), ed un centrocampo privo di Pjanić, Khedira, Matuidi ed Emre Can, costretto a lanciare nella mischia dal primo minuto lo spaesato under 23 Kastanos, la Juve era riuscita a concludere la prima frazione senza affanni, mostrando a tratti anche una piacevole manovra offensiva.

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Ma come tre giorni prima alla Joan Cruijff Arena, invece di tornare dagli spogliatoi ed azzannare la partita al fine di infliggere il definitivo colpo di grazia alle speranze avversarie, i bianconeri ripartono nel secondo tempo con la superficialità degna delle più insulse amichevoli estive, lasciandosi travolgere dall'entusiasmo e dalla voglia di risultato spallino.

Ciò che appare incredibile della gestione Allegri (difetto evidenziato specialmente in questa stagione) è il continuo ripetersi di errori dovuti a bruschi cali di concentrazione, che la squadra accusa quasi come se pensasse di poter vincere ogni partita per grazia ricevuta o per diritto acquisito; dopo la lezione di Amsterdam, nella quale la Juve ha rischiato la débâcle per un goal subito a freddo dopo il secondo fischio iniziale, era lecito aspettarsi un differente approccio nella conduzione del vantaggio, vista anche l’importanza della posta in palio.

Quarantacinque minuti con due goal da difendere, poiché anche il pareggio avrebbe laureato i torinesi campioni d’Italia, non sono risultati muro abbastanza invalicabile per una formazione infarcita di debuttanti o quasi, dato che nella ripresa si è trovato spazio anche per Nicolussi (prova comunque incoraggiante la sua) e Mavididi, “bomber” dell’under 23, per il quale al momento la Serie C sembra la categoria più appropriata, e soprattutto per il raddoppio degli uomini di Semplici con Floccari, uno che, con tutto il rispetto, è più difficile veder segnare che fermare.

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Nonostante la sconfitta e l’ennesima arrabbiatura regalata ai tifosi per l’assurdo modo di approcciare le partite, Madama non teme di vedersi scippare questo scudetto se non in una realtà parallela, ma un campionato vinto con il distacco più importante dell’era moderna rischia di passare alla storia come quello meno apprezzato dal popolo bianconero, che, in caso di malaugurata sorte in Champions League, non esiterebbe a far sentire tutto il proprio disappunto alla società.

Con questa vittoria la Spal scava un solco di sette punti con la zona retrocessione, ed avvicina l’obiettivo salvezza bissando meritatamente l’impresa dell’anno precedente, mentre l’ora della verità si avvicina per i campioni d’Italia e per il loro tecnico, che in caso di prova poco convincente nel ritorno dell'Allianz Stadium con i lanceri, vedrebbe addensarsi ulteriori nubi sul suo futuro.

Per chi come me è abbastanza “vecchio” da ricordare formazioni vincenti e ben più gradevoli, come quelle di Lippi o del primo Antonio Conte, sorbire spettacoli simili è diventato piuttosto stucchevole. La Juve vince perché la sua superiorità è talmente evidente da non poter essere messa in discussione, ma l’augurio è che dall'anno prossimo tutta la qualità della rosa venga espressa ad ogni partita, e non solo quando, con l’acqua alla gola, la garra e la disperazione prevalgono sulla normalità.

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