Insigne saluta il pubblico a fine gara. Fonte video.gazzetta.it

L’ultima speranza di mantenere vivo un campionato decisamente agonizzante è definitivamente tramontata ieri nella notte napoletana, quando al triplice fischio, dopo un susseguirsi di mille emozioni e avvenimenti controversi, la Juventus è riuscita a sbancare il San Paolo per la ventitreesima volta nella storia, scappando sedici punti più in alto sulla diretta rivale.

Che l’appuntamento non fosse così sentito e carico di significato, come la stampa sportiva aveva provato ad insinuare in settimana, lo si capisce subito dalle presenze dello stadio napoletano, che non si avvicinano nemmeno lontanamente al paventato tutto esaurito; si gioca più per l’onore e l’autostima, in vista dei prossimi impegni europei, che per la classifica, e l’atmosfera sempre calda, ma non infuocata come l’occasione richiederebbe ne è un’ulteriore conferma.

I bianconeri, chiamati alla rimonta salva stagione tra dieci giorni, nel ritorno degli ottavi di Champions con l’Atletico, provano a fare la partita nei primi minuti, sorprendendo avversari e pubblico amico con il piglio che sempre dovrebbe avere una squadra con ambizioni internazionali, ma l’illusione dura poco e il Napoli comincia lentamente a prendere campo.

L’applauso per Astori, giunto puntuale al tredicesimo minuto, riconduce tutti ad una dimensione più terrena, avendo il potere di ricordare che le cose per cui vale la pena perdere il sonno sono decisamente altre, e i primi giri di lancetta passano quasi anestetizzati dal ricordo dell’ex capitano viola.
Al minuto venticinque arriva l’episodio destinato a spaccare la partita in due, quando uno sciagurato retropassaggio di Malcuit, intercettato da Ronaldo, costringe all’uscita disperata il povero Meret e al fallo da ultimo uomo che gli costa il cartellino rosso.

Il momento dell'espulsione di Meret. Fonte it.eurosport.com

I replay televisivi si susseguono e da qualsivoglia angolazione la si guardi, l’evidenza di un contatto tra il piede a martello dell’estremo difensore partenopeo, e il malleolo di CR7 non si riesce a trovare in nessun fotogramma, ma Rocchi viene sostenuto senza asterischi da Irrati al VAR. Non c’è nemmeno l’on-field review, l’intenzione di Meret, con o senza contatto, basta per decretare la correttezza del provvedimento e sulla successiva punizione, Pjanić trova il primo centro stagionale della Juve su punizione.

Come spesso le accade, la formazione di Massimiliano Allegri cala di concentrazione, e il palo salva Szczęsny e compagni sull’immediata ripartenza di Zieliński, anche se, poco dopo, tocca ad uno straripante Emre Can centrare di testa, aiutato da una deviazione, la porta dell’incolpevole Ospina.

2-0 e un uomo in più, servirebbe un autentico miracolo per riaprire partita e campionato; oppure, una colossale sciocchezza, come quella che a pochi minuti dall’inzio della ripresa porta Pjanić, già ammonito, ad intercettare con un braccio un innocuo passaggio a centrocampo. Anche per il bosniaco doccia anticipata e parità numerica ristabilita, in uno stadio che ora comincia a credere quanto meno di potersela giocare.

Dieci contro dieci e con spazi ampi a disposizione, a prendere il dominio della partita non può che essere la squadra con più corsa nella gambe e che fa della tecnica e degli scambi palla a terra la sua caratteristica principale; la Juve non esce più dalla propria metà campo e a forza di insistere i padroni di casa trovano il goal con il solito taglio dietro l’ultimo difensore di Callejón.

Callejón festeggiato da Hysaj dopo il goal dell'1-2. Fonte napolicalciolive.com

Il San Paolo ora ci crede e diventa una bolgia, anche perché Madama lascia da solo uno spaesato Ronaldo in attacco, preoccupato più di lamentarsi con i mancati riferimenti dei compagni che di bagnare di sudore la maglietta; difendendo in dieci dietro la linea della palla può capitare di uscirne indenni, ma solitamente un goal lo prendi e, a pochi minuti dalla fine, la regola sembra essere confermata quando un pallone crossato dalla sinistra impatta contro petto e braccio (largo) di Alex Sandro.

Stavolta i dubbi sono maggiori, ma Rocchi consultando le immagini assegna la massima punizione. Il boato del pubblico è assordante, e il lieto fine sembra dietro l’angolo, come in un film. Se ci fossimo trovati in una pellicola studiata apposta per i tifosi partenopei, Insigne avrebbe realizzato il goal del pareggio, Carlo Ancelotti fatto alzare dalla panchina Diego Maradona Jr., che su punizione sarebbe stato capace di castigare, in pieno recupero, gli “odiati” rivali, imitando le gesta del padre e facendo venire giù lo stadio e una città intera.

Ma questo non è un film, è la realtà, e lo scugnizzo di Fuorigrotta spedisce il tiro dagli undici metri sul palo, spegnendo la parte di entusiasmo necessaria per completare l’impresa. Sul finale c’è il tempo per annotare un mancato rosso a Koulibaly e l’accenno di rissa successivo al fallo del senegalese su Dybala, con tanto di mancata restituzione del pallone da parte degli azzurri.
Finisce qui, la Juve vincerà l’ottavo titolo consecutivo presumibilmente con un distacco record, ma il rischio che questo verrà ricordato paradossalmente come quello meno brillante di tutti è molto alto.

Giocatori bianconeri in festa. Fonte sportmediaset.it

Dalla partita ne esce quasi meglio il Napoli, decisamente superiore nel secondo tempo ai rivali, punito oltre i propri demeriti dalla sfortuna e dall'imprecisione dei suoi attaccanti, anche se la scelta di Ancelotti di togliere Milik per lasciare in campo Insigne, al momento del rosso a Meret, può non essere condivisibile al 100%.

Per alcuni la superiorità bianconera sta proprio in questo, poter vincere con il motore mai a pieno regime e aspettando un’impennata di giri bianconera, che provi a concretizzare l’impresa di ribaltare i colchoneros, alla Serie A non rimane altro che concentrarsi sulla lotta per le altre posizioni, con la speranza che l’enorme distacco di questa stagione faccia riflettere le inseguitrici sulla necessità di programmare seriamente il futuro.

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