Sebastian Vettel, dopo un week-end perfetto alla guida della sua Ferrari numero cinque, particolarmente performante sul circuito canadese di Montreal tanto da portarlo ad iniziare la gara dalla pole position, taglia il traguardo per primo, distanziando di una manciata di decimi l'arcirivale della Mercedes, Luis Hamilton; di fronte alla bandiera a scacchi entrambi alzano un pugno al cielo, ma in segno di stizza il primo, come chiaro gesto di trionfo il secondo.

Al giro numero 48 dei 70 previsti, il tedesco, al comando della gara praticamente dalla prima tornata in maniera ininterrotta (al netto delle varie soste per il cambio gomme), tallonato da vicino da Hamilton, commette un errore che gli costerà la vittoria finendo lungo ad una curva; il leader della classifica mondiale sembra pronto ad approfittare dell'escursione fuori pista del rivale, ma Vettel rientra repentinamente allargando la traiettoria e costringendo il pilota della Mercedes a frenare bruscamente per non finire contro il muretto di destra.

La manovra viene ritenuta pericolosa: i commissari non sentono ragioni ed applicano il regolamento alla lettera, comminando alla prima guida Ferrari una penalità di 5 secondi (da scontare sui tempi al traguardo) per violazione dell'art. 38a, che sostanzialmente vieta l'ingresso in pista qualora non sussistano le condizioni di sicurezza e si rischi di creare pericolo per qualcuno.
Il momento incriminato, visto dalla Mercedes di Hamilton. Fonte ilsussidiario.net

La decisione, a stretti termini di regolamento appare quanto mai corretta e in linea con le norme sulla sicurezza imposte dalla FIA (e dagli stessi piloti), ma Seb nel dopo gara è una furia e si scaglia via radio, in colloquio diretto con il suo team, contro i giudici e contro la penalizzazione inflittagli.

Come ulteriore segnale di protesta Vettel parcheggia la propria monoposto lontano dallo spazio adibito per le premiazioni, sostituendo, in un teatrino piuttosto infantile, il cartello con il numero 1 posto davanti alla Mercedes del pilota britannico, con quello recante il numero 2 adagiato davanti allo spazio riservato alla propria assente vettura.

La casa di Maranello annuncia un pronto ricorso in appello, ma non contro la sanzione applicata al tedesco, che risulta inappellabile proprio a testimonianza di quanto le norme per la sicurezza in pista vengano considerate imprescindibili dai vertici della federazione, ma contro l'iter che ha portato alla decisione, presa, a dire dei vertici della Scuderia italiana, erroneamente durante lo svolgimento della corsa (era il 58° giro) anziché alla fine della stessa.

Il momento in cui Vettel sostituisce i cartelloni. Fonte it.eurosport.com

In TV e sul web ci si è affrettati a riesumare, in maniera del tutto legittima e corretta, episodi simili del passato, per i quali non venne comminata nessuna sanzione ai responsabili, come la traiettoria chiusa dallo stesso Hamilton (costretto a tagliare una chicane) a Ricciardo, durante il GP di Montecarlo del 2016, dimenticandosi però di citare il precedente più fresco, quando in Giappone, durante il mondiale dello scorso anno, Verstappen fu penalizzato per una manovra simile ai danni di Raikkonen.

In ogni caso più che su un'eventuale decisione errata del passato, che non giustificherebbe comunque la manovra pericolosa di Vettel, occorrerebbe interrogarsi sulla tenuta nervosa dell'ex pilota Red Bull, ancora una volta non in grado apparentemente di reggere senza commettere errori di fronte alla pressione.

Il campione del mondo in carica vola ora a +62 sul ferrarista, mettendo già una seria ipoteca su di un ulteriore titolo.
Il rischio che a Maranello si debba presto prematuramente cominciare a pensare alla prossima stagione sembra essere molto alto, ma forse più che sul progetto meccanico dovrà essere il parco piloti a subire una profonda riverniciata.

Immagine di proprietà di Scorum-Italia