Ciclismo

Nuovo e degno di nota

frafiomatale
15 anni senza il Pirata
Marco Pantani in maglia rosa. Fonte oasport.it Era il 14 Febbraio 2004, quando Marco Pantani, per tutti diventato ormai "il Pirata", venne trovato morto in un albergo di Rimini, ucciso, secondo quando acclarato dalla Corte di Cassazione, da un'assunzione massiccia di droga. Sebbene la giustizia sembrerebbe non avere dubbi sulla ricostruzione di quanto accaduto nelle tragiche ultime ore di Pantani, i segni di violenza sul volto e sulla testa dello sfortunato ciclista, continuano a sollevare più di un interrogativo tra i familiari e gli amici, incapaci di rassegnarsi alla parola fine messa dal tribunale. Ma la cosa certa è che Marco rappresentò, all'epoca, una delle stelle più splendenti del ciclismo mondiale, con le sue imprese incapaci di essere dimenticate ancora oggi, a distanza di oltre quindici anni. Ricordo perfettamente il mio "incontro" col Pirata, in quella calda primavera del '94: erano gli anni di Bugno e Chiappucci, principali sfidanti dello spagnolo Miguel Indurain, monopolizzatore praticamente di tutte le edizioni di Giro e Tour. Pantani vittorioso al giro del 1994. Fonte romagnanoi.it Marco, da semi sconosciuto gregario del ben più quotato Claudio Chiappucci, salì alla ribalta in quell'edizione della corsa rosa vincendo due tappe consecutive di montagna, con arrivo a Merano e all'Aprica, e dando spettacolo nei successivi traguardi in quota; quell'anno riuscì a mettersi dietro niente di meno che il grande Indurain, ma entrato realmente in gara troppo tardi, concluse al secondo posto la corsa a tappe italiana, dietro al russo Evgenij Berzin, meteora incapace di centrare negli anni successivi altri successi di rilievo. Pantani in quegli anni rappresentava per tutti i fans del ciclismo italiano la speranza di veder nuovamente trionfare un italiano anche al Tour de France, la corsa ciclistica più importante del mondo, e il terzo posto raggiunto nella corsa alla maglia gialla dello stesso anno, sembrava un ulteriore presagio di un grande futuro. Bugno e Chiappucci rappresentavano ormai il passato, e le capacità di Marco di scattare in salita e mettere in fila gli avversari erano diventate l'icona degli appassionati; in bici, tutti giocavano ad imitare lo scalatore romagnolo, e non era raro improvvisare gare in linea, crono-scalate o mini-classiche in stile Parigi-Roubaix. L'attesa per il nuovo beniamino tricolore, al Giro dell'anno dopo, era spasmodica, ma il primo grave infortunio della sua carriera lo costrinse a saltare l'appuntamento con la corsa rosa, con grande dispiacere dei fans, e a puntare solo sul Tour; la forma non poteva essere, per forza di cose, la migliore, ma Marco, seppur presto fuori classifica, riuscì ad aggiudicarsi due tappe di alta montagna, rinverdendo in qualche modo la sua leggenda. Pantani sull'Alpe d'Huez nel 1995. Fonte pinterest.fr Il terzo posto al campionato del mondo sembrava far da viatico alla stagione della consacrazione, ma colpito nuovamente dalla sfortuna, incarnata in un fuoristrada colpevole di travolgerlo nella discesa da Superga della Milano-Torino, Pantani dovette nuovamente dare forfait al Giro d'Italia. Il mito del Pirata però aleggiava nell'aria della corsa anche in sua assenza, tanto che pur di farlo partecipare in qualche modo, gli venne commissionata la sigla delle trasmissioni TV, "E adesso pedala". Ma se la sfortuna, questa volta travestita nella maniera più beffarda in un gatto nero, non smise di colpirlo nemmeno dopo il suo secondo ritorno al Giro, il terzo posto finale della corsa gialla francese fu il definitivo viatico alla definitiva consacrazione, e il 1998 fu l'anno che finalmente trasformò tutte le aspettative sul campione romagnolo, in fantastica realtà. Vinse il Giro battendo il trionfatore dell'edizione precedente Pavel Tonkov, ma compì la vera impresa della sua carriera al successivo Tour de France, dove riuscì a mettere dietro niente meno che il campione tedesco Jan Ullrich, vincitore della precedente edizione, e l'americano Bobby Julich, dati come super favoriti della vigilia. Alcuni pensano che le emozioni si possano trasmettere solo con la voce, ma ricordo ancora l'sms trasudante di commozione di mio fratello, subito dopo la tappa di Les Deux Alpes, nella quale Pantani rifilò quasi nove minuti di distacco al tedesco, fino ad allora in maglia gialla, prendendo il comando della classifica, che non avrebbe più mollato fino agli Champs-Élysées. Pantani ed Ulrich nella tappa di Albertville. Fonte mondiali.it Pantani era ormai diventato una sorta di eroe nazionale, la sua popolarità era sulla bocca di tutti, e anche i non appassionati della disciplina discutevano del Pirata nei discorsi quotidiani o al bar con gli amici; ricordo ancora la tenerezza suscitata da mio zio, uomo di quasi 70 anni, neo appassionato di ciclismo grazie a Pantani, nonostante non avesse mai guardato una corsa in tutta la sua vita... "MIracoli" del successore di Gimondi, capace di riportare la maglia gialla in Italia dopo oltre trent'anni. Nel punto più alto della sua carriera, il Giro d'Italia del 1999, dominato in lungo e in largo e che si apprestava a concludere trionfalmente in maglia rosa, Marco iniziò il suo inaspettato declino, quando alla vigilia della tappa di Madonna di Campiglio, fu fermato per un livello di ematocrito superiore del 2% al limite consentito. Da allora diverse teorie si sono succedute sull'accaduto: c'è chi parla di una provetta col sangue mai sigillata, di interventi della criminalità organizzata e di un giro di scommesse clandestine, di pentiti e di raggiri, ma quello che è certo è che attorno alla Mercatone Uno, squadra del Pirata, il clima in quella corsa fu molto strano e che, la sera prima, il livello di ematocrito fosse assolutamente regolare. Pantani stacca Armstrong al Tour del 2000. Fonte storiedisport.com Marco ritornò a gareggiare, togliendosi anche l'ultima soddisfazione di staccare in salita Lance Armstrong nella tappa di Courchevel del Tour de France 2000; quell'Armstrong destinato a trionfare nei successivi giri di Francia (che gli verranno poi revocati per doping) e che aveva commesso l'errore di pungolare l'orgoglio di Pantani, dichiarando di averlo fatto appositamente vincere nella precedente tappa del Mont Ventoux. Ed è questa l'ultima immagine che voglio ricordare di un campione, sfortunato, solitario, malinconico, lasciato probabilmente solo a combattere con i suoi demoni interiori, ma in grado di far sognare un nazione, un popolo, e un ragazzo di poco più di vent'anni, nel frattempo diventato uomo, che ancora lo porta nel cuore. Entra a far parte della community italiana raggiungendoci sul nostro server discord!
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15 anni senza il Pirata
Marco Pantani in maglia rosa. Fonte oasport.it Era il 14 Febbraio 2004, quando Marco Pantani, per tutti diventato ormai "il Pirata", venne trovato morto in un albergo di Rimini, ucciso, secondo quando acclarato dalla Corte di Cassazione, da un'assunzione massiccia di droga. Sebbene la giustizia sembrerebbe non avere dubbi sulla ricostruzione di quanto accaduto nelle tragiche ultime ore di Pantani, i segni di violenza sul volto e sulla testa dello sfortunato ciclista, continuano a sollevare più di un interrogativo tra i familiari e gli amici, incapaci di rassegnarsi alla parola fine messa dal tribunale. Ma la cosa certa è che Marco rappresentò, all'epoca, una delle stelle più splendenti del ciclismo mondiale, con le sue imprese incapaci di essere dimenticate ancora oggi, a distanza di oltre quindici anni. Ricordo perfettamente il mio "incontro" col Pirata, in quella calda primavera del '94: erano gli anni di Bugno e Chiappucci, principali sfidanti dello spagnolo Miguel Indurain, monopolizzatore praticamente di tutte le edizioni di Giro e Tour. Pantani vittorioso al giro del 1994. Fonte romagnanoi.it Marco, da semi sconosciuto gregario del ben più quotato Claudio Chiappucci, salì alla ribalta in quell'edizione della corsa rosa vincendo due tappe consecutive di montagna, con arrivo a Merano e all'Aprica, e dando spettacolo nei successivi traguardi in quota; quell'anno riuscì a mettersi dietro niente di meno che il grande Indurain, ma entrato realmente in gara troppo tardi, concluse al secondo posto la corsa a tappe italiana, dietro al russo Evgenij Berzin, meteora incapace di centrare negli anni successivi altri successi di rilievo. Pantani in quegli anni rappresentava per tutti i fans del ciclismo italiano la speranza di veder nuovamente trionfare un italiano anche al Tour de France, la corsa ciclistica più importante del mondo, e il terzo posto raggiunto nella corsa alla maglia gialla dello stesso anno, sembrava un ulteriore presagio di un grande futuro. Bugno e Chiappucci rappresentavano ormai il passato, e le capacità di Marco di scattare in salita e mettere in fila gli avversari erano diventate l'icona degli appassionati; in bici, tutti giocavano ad imitare lo scalatore romagnolo, e non era raro improvvisare gare in linea, crono-scalate o mini-classiche in stile Parigi-Roubaix. L'attesa per il nuovo beniamino tricolore, al Giro dell'anno dopo, era spasmodica, ma il primo grave infortunio della sua carriera lo costrinse a saltare l'appuntamento con la corsa rosa, con grande dispiacere dei fans, e a puntare solo sul Tour; la forma non poteva essere, per forza di cose, la migliore, ma Marco, seppur presto fuori classifica, riuscì ad aggiudicarsi due tappe di alta montagna, rinverdendo in qualche modo la sua leggenda. Pantani sull'Alpe d'Huez nel 1995. Fonte pinterest.fr Il terzo posto al campionato del mondo sembrava far da viatico alla stagione della consacrazione, ma colpito nuovamente dalla sfortuna, incarnata in un fuoristrada colpevole di travolgerlo nella discesa da Superga della Milano-Torino, Pantani dovette nuovamente dare forfait al Giro d'Italia. Il mito del Pirata però aleggiava nell'aria della corsa anche in sua assenza, tanto che pur di farlo partecipare in qualche modo, gli venne commissionata la sigla delle trasmissioni TV, "E adesso pedala". Ma se la sfortuna, questa volta travestita nella maniera più beffarda in un gatto nero, non smise di colpirlo nemmeno dopo il suo secondo ritorno al Giro, il terzo posto finale della corsa gialla francese fu il definitivo viatico alla definitiva consacrazione, e il 1998 fu l'anno che finalmente trasformò tutte le aspettative sul campione romagnolo, in fantastica realtà. Vinse il Giro battendo il trionfatore dell'edizione precedente Pavel Tonkov, ma compì la vera impresa della sua carriera al successivo Tour de France, dove riuscì a mettere dietro niente meno che il campione tedesco Jan Ullrich, vincitore della precedente edizione, e l'americano Bobby Julich, dati come super favoriti della vigilia. Alcuni pensano che le emozioni si possano trasmettere solo con la voce, ma ricordo ancora l'sms trasudante di commozione di mio fratello, subito dopo la tappa di Les Deux Alpes, nella quale Pantani rifilò quasi nove minuti di distacco al tedesco, fino ad allora in maglia gialla, prendendo il comando della classifica, che non avrebbe più mollato fino agli Champs-Élysées. Pantani ed Ulrich nella tappa di Albertville. Fonte mondiali.it Pantani era ormai diventato una sorta di eroe nazionale, la sua popolarità era sulla bocca di tutti, e anche i non appassionati della disciplina discutevano del Pirata nei discorsi quotidiani o al bar con gli amici; ricordo ancora la tenerezza suscitata da mio zio, uomo di quasi 70 anni, neo appassionato di ciclismo grazie a Pantani, nonostante non avesse mai guardato una corsa in tutta la sua vita... "MIracoli" del successore di Gimondi, capace di riportare la maglia gialla in Italia dopo oltre trent'anni. Nel punto più alto della sua carriera, il Giro d'Italia del 1999, dominato in lungo e in largo e che si apprestava a concludere trionfalmente in maglia rosa, Marco iniziò il suo inaspettato declino, quando alla vigilia della tappa di Madonna di Campiglio, fu fermato per un livello di ematocrito superiore del 2% al limite consentito. Da allora diverse teorie si sono succedute sull'accaduto: c'è chi parla di una provetta col sangue mai sigillata, di interventi della criminalità organizzata e di un giro di scommesse clandestine, di pentiti e di raggiri, ma quello che è certo è che attorno alla Mercatone Uno, squadra del Pirata, il clima in quella corsa fu molto strano e che, la sera prima, il livello di ematocrito fosse assolutamente regolare. Pantani stacca Armstrong al Tour del 2000. Fonte storiedisport.com Marco ritornò a gareggiare, togliendosi anche l'ultima soddisfazione di staccare in salita Lance Armstrong nella tappa di Courchevel del Tour de France 2000; quell'Armstrong destinato a trionfare nei successivi giri di Francia (che gli verranno poi revocati per doping) e che aveva commesso l'errore di pungolare l'orgoglio di Pantani, dichiarando di averlo fatto appositamente vincere nella precedente tappa del Mont Ventoux. Ed è questa l'ultima immagine che voglio ricordare di un campione, sfortunato, solitario, malinconico, lasciato probabilmente solo a combattere con i suoi demoni interiori, ma in grado di far sognare un nazione, un popolo, e un ragazzo di poco più di vent'anni, nel frattempo diventato uomo, che ancora lo porta nel cuore. Entra a far parte della community italiana raggiungendoci sul nostro server discord!
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Marco Pantani in maglia rosa. Fonte oasport.it Era il 14 Febbraio 2004, quando Marco Pantani, per tutti diventato ormai "il Pirata", venne trovato morto in un albergo di Rimini, ucciso, secondo quando acclarato dalla Corte di Cassazione, da un'assunzione massiccia di droga. Sebbene la giustizia sembrerebbe non avere dubbi sulla ricostruzione di quanto accaduto nelle tragiche ultime ore di Pantani, i segni di violenza sul volto e sulla testa dello sfortunato ciclista, continuano a sollevare più di un interrogativo tra i familiari e gli amici, incapaci di rassegnarsi alla parola fine messa dal tribunale. Ma la cosa certa è che Marco rappresentò, all'epoca, una delle stelle più splendenti del ciclismo mondiale, con le sue imprese incapaci di essere dimenticate ancora oggi, a distanza di oltre quindici anni. Ricordo perfettamente il mio "incontro" col Pirata, in quella calda primavera del '94: erano gli anni di Bugno e Chiappucci, principali sfidanti dello spagnolo Miguel Indurain, monopolizzatore praticamente di tutte le edizioni di Giro e Tour. Pantani vittorioso al giro del 1994. Fonte romagnanoi.it Marco, da semi sconosciuto gregario del ben più quotato Claudio Chiappucci, salì alla ribalta in quell'edizione della corsa rosa vincendo due tappe consecutive di montagna, con arrivo a Merano e all'Aprica, e dando spettacolo nei successivi traguardi in quota; quell'anno riuscì a mettersi dietro niente di meno che il grande Indurain, ma entrato realmente in gara troppo tardi, concluse al secondo posto la corsa a tappe italiana, dietro al russo Evgenij Berzin, meteora incapace di centrare negli anni successivi altri successi di rilievo. Pantani in quegli anni rappresentava per tutti i fans del ciclismo italiano la speranza di veder nuovamente trionfare un italiano anche al Tour de France, la corsa ciclistica più importante del mondo, e il terzo posto raggiunto nella corsa alla maglia gialla dello stesso anno, sembrava un ulteriore presagio di un grande futuro. Bugno e Chiappucci rappresentavano ormai il passato, e le capacità di Marco di scattare in salita e mettere in fila gli avversari erano diventate l'icona degli appassionati; in bici, tutti giocavano ad imitare lo scalatore romagnolo, e non era raro improvvisare gare in linea, crono-scalate o mini-classiche in stile Parigi-Roubaix. L'attesa per il nuovo beniamino tricolore, al Giro dell'anno dopo, era spasmodica, ma il primo grave infortunio della sua carriera lo costrinse a saltare l'appuntamento con la corsa rosa, con grande dispiacere dei fans, e a puntare solo sul Tour; la forma non poteva essere, per forza di cose, la migliore, ma Marco, seppur presto fuori classifica, riuscì ad aggiudicarsi due tappe di alta montagna, rinverdendo in qualche modo la sua leggenda. Pantani sull'Alpe d'Huez nel 1995. Fonte pinterest.fr Il terzo posto al campionato del mondo sembrava far da viatico alla stagione della consacrazione, ma colpito nuovamente dalla sfortuna, incarnata in un fuoristrada colpevole di travolgerlo nella discesa da Superga della Milano-Torino, Pantani dovette nuovamente dare forfait al Giro d'Italia. Il mito del Pirata però aleggiava nell'aria della corsa anche in sua assenza, tanto che pur di farlo partecipare in qualche modo, gli venne commissionata la sigla delle trasmissioni TV, "E adesso pedala". Ma se la sfortuna, questa volta travestita nella maniera più beffarda in un gatto nero, non smise di colpirlo nemmeno dopo il suo secondo ritorno al Giro, il terzo posto finale della corsa gialla francese fu il definitivo viatico alla definitiva consacrazione, e il 1998 fu l'anno che finalmente trasformò tutte le aspettative sul campione romagnolo, in fantastica realtà. Vinse il Giro battendo il trionfatore dell'edizione precedente Pavel Tonkov, ma compì la vera impresa della sua carriera al successivo Tour de France, dove riuscì a mettere dietro niente meno che il campione tedesco Jan Ullrich, vincitore della precedente edizione, e l'americano Bobby Julich, dati come super favoriti della vigilia. Alcuni pensano che le emozioni si possano trasmettere solo con la voce, ma ricordo ancora l'sms trasudante di commozione di mio fratello, subito dopo la tappa di Les Deux Alpes, nella quale Pantani rifilò quasi nove minuti di distacco al tedesco, fino ad allora in maglia gialla, prendendo il comando della classifica, che non avrebbe più mollato fino agli Champs-Élysées. Pantani ed Ulrich nella tappa di Albertville. Fonte mondiali.it Pantani era ormai diventato una sorta di eroe nazionale, la sua popolarità era sulla bocca di tutti, e anche i non appassionati della disciplina discutevano del Pirata nei discorsi quotidiani o al bar con gli amici; ricordo ancora la tenerezza suscitata da mio zio, uomo di quasi 70 anni, neo appassionato di ciclismo grazie a Pantani, nonostante non avesse mai guardato una corsa in tutta la sua vita... "MIracoli" del successore di Gimondi, capace di riportare la maglia gialla in Italia dopo oltre trent'anni. Nel punto più alto della sua carriera, il Giro d'Italia del 1999, dominato in lungo e in largo e che si apprestava a concludere trionfalmente in maglia rosa, Marco iniziò il suo inaspettato declino, quando alla vigilia della tappa di Madonna di Campiglio, fu fermato per un livello di ematocrito superiore del 2% al limite consentito. Da allora diverse teorie si sono succedute sull'accaduto: c'è chi parla di una provetta col sangue mai sigillata, di interventi della criminalità organizzata e di un giro di scommesse clandestine, di pentiti e di raggiri, ma quello che è certo è che attorno alla Mercatone Uno, squadra del Pirata, il clima in quella corsa fu molto strano e che, la sera prima, il livello di ematocrito fosse assolutamente regolare. Pantani stacca Armstrong al Tour del 2000. Fonte storiedisport.com Marco ritornò a gareggiare, togliendosi anche l'ultima soddisfazione di staccare in salita Lance Armstrong nella tappa di Courchevel del Tour de France 2000; quell'Armstrong destinato a trionfare nei successivi giri di Francia (che gli verranno poi revocati per doping) e che aveva commesso l'errore di pungolare l'orgoglio di Pantani, dichiarando di averlo fatto appositamente vincere nella precedente tappa del Mont Ventoux. Ed è questa l'ultima immagine che voglio ricordare di un campione, sfortunato, solitario, malinconico, lasciato probabilmente solo a combattere con i suoi demoni interiori, ma in grado di far sognare un nazione, un popolo, e un ragazzo di poco più di vent'anni, nel frattempo diventato uomo, che ancora lo porta nel cuore. Entra a far parte della community italiana raggiungendoci sul nostro server discord!
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