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Possono dire quel che vogliono i francesi, con il loro ricchissimo Tour de France, considerato anche dall'UCI (a giudicare di punti che assegna ai piazzati) come la corsa più importante del mondo, ma le particolarità del Giro d'Italia a livello paesaggistico, agonistico e climatico rendono senza dubbio la corsa rosa come la più bella ed imprevedibile nel mondo dei pedali.
Non è un caso che molti campioni come Chris Froome o Tom Dumoulin abbiano pubblicamente dichiarato la loro preferenza per le tre settimane italiane rispetto a quelle d'oltralpe, sicuramente in grado di richiamare più attenzione in giro per il mondo e più sponsor, ma incapaci di pareggiare le emozioni e l'imprevedibilità fornite dal percorso nostrano.

Di tutto questo se ne è avuta ulteriore dimostrazione durante la quindicesima tappa, che con i suoi 230 Km ha trasportato la carovana da Ivrea a Como, riservando continui colpi di scena, questa volta anche per il rompere degli indugi da parte dei favoriti per la vittoria finale.

Un grande plauso innanzitutto deve essere riconosciuto a Dario Cataldo, a braccia al cielo sul traguardo, e al bravissimo Mattia Cattaneo, suo compagno di fuga fin dalle prime fasi della giornata, conclusa al secondo posto; una delle dure leggi dello sport prevede purtroppo che a festeggiare quasi sempre possa essere uno solo e, anche se la delusione per la mancata vittoria nella voce del portacolori della Androni Giocattoli-Sidermec alla fine della corsa è stata evidente, a lui va il merito di aver reso onore alla corsa, attaccando il rivale fino all'ultima salita.

Dario Cataldo. Fonte cyklingweekly.com

Finalmente è stata battaglia vera anche tra gli uomini di alta classifica, con Primoz Roglič costretto a cambiare bicicletta e a salire su quella di un compagno per un problema meccanico, attaccato sulle salita finali ripetutamente, prima da un caparbio Simon Yates (terzo sul traguardo finale), apparso in crescita di condizione e in grado di giocarsi ancora le sue carte nell'ultima settimana, e successivamente da Vincenzo Nibali, scatenato sulle salite conclusive e al quale riesce a resistere solo la maglia rosa Carapaz.

Saranno circa trenta i secondi di ritardo patiti all'arrivo da Roglič, ulteriormente frenato da una caduta in discesa e che saggiamente deciderà di non rischiare, aggregandosi ad un gruppetto di inseguitori; come avevo correttamente previsto nel post di ieri lo sloveno avrebbe pagato in modo particolare le salite di questa tappa e la voglia di mettere fieno in cascina della maglia rosa, in vista dell'ultima cronometro di Verona che lo vede certamente sfavorito nei confronti dello sloveno e di Nibali.

Ora i corridori saranno chiamati a gestire nel migliore dei modi il giorno di riposo, che precede la tappa più bella e impegnativa di tutta la corsa, comprendente il passo del Mortirolo, posto a circa una trentina di chilometri dall'arrivo sul traguardo di Ponte di Legno.

La tappa di domani [#16]

Come detto oggi giorno di riposo, da domani altre terribili salite impegneranno i corridori in una frazione praticamente tutta col naso all'insù.
Particolarmente selettiva risulterà la salita del Mortirolo, con pendenze intorno al 18% in grado di mandare fuori classifica i corridori non preparati adeguatamente ad affrontarla.
Decisamente più morbido l'arrivo, adatto ad un corridore dalle caratteristiche di Yates, ma credo sia molto difficile per il britannico superare indenne il Gran Premio della Montagna di prima categoria.
Favorito d'obbligo Vincenzo Nibali, con Carapaz chiamato a dimostrare di poter davvero essere lui il leader di questo Giro.

Classifica generale dopo la 15^ tappa

1 - Carapaz (Col) in 64h24'00''
2 - Roglič (Slo) a 0' 47''
3 - Nibali (Ita) a 1' 47''
4 - Majka (Pol) a 2' 35''
5 - Landa (Esp) a 3' 15''
6 - Mollema (Ned) a 3' 38''
7- Polanc (Slo) a 4' 12''
8 - Yates (Ita) a 5' 24''
9 - Sivakov (Rus) a 5' 48''
10 - Lopez (Col) a 5' 55''

11 - Zakarin (Rus) a 6' 57"
12 - Formolo (Ita) a 8' 46"

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