Charlie Sheen interpreta Rick Vaughn, lanciatore della squadra. Fonte immagine hollywoodreporter.com

L'impresa dei Toronto Raptors nel basket NBA, divenuti la prima squadra canadese della storia a conquistare l'ambitissimo "anello", mi ha riportato alla mente un film che da ragazzino ho adorato, tanto che nella mia personale classifica di pellicole a tema sportivo potrebbe tranquillamente conquistare un posto sul podio insieme alla saga di Rocky e al mitico "Fuga per la Vittoria": sto parlando del film "Major League, la squadra più scassata della Lega", interpretato tra gli altri da alcune giovanissime star di Hollywood come Tom Berenger, Charlie Sheen, Wesley Snipes e Rene Russo, ed ambientato, come il titolo lascia ampiamente presagire, nel dorato mondo del baseball professionistico americano.

La trama vuole che, parallelamente alla franchigia canadese neo campione in NBA nella realtà (o almeno a quella che conoscevamo fino a qualche anno fa, prima dell'attuale ciclo vincente), i Cleveland Indians, protagonisti della vicenda, stiano attraversando uno dei periodi più bui della loro storia, incapaci ormai da molte stagioni di raggiungere nemmeno i play-off; a complicare le cose ci si mette Rachel Phelps, vedova del precedente proprietario della squadra ed intenzionata, in qualità di nuova presidentessa, a costruire una formazione formata solo da giocatori free agent in avanti con gli anni e da ragazzi semi-sconosciuti, in modo da potersi agevolmente classificare ultimi nella Lega e riuscire a realizzare il proprio obiettivo di trasferire la squadra a Miami, rompendo il contratto con la città di Cleveland.

Margaret Whitton interpreta Rachel Phelps, presidentessa del club. Fonte immagine hollywoodreporter.com

Non voglio spoilerare troppo nei confronti di coloro i quali fossero incuriositi dalla mia introduzione e intendessero recuperare la visione del film dopo quasi trent'anni (la pellicola risale al 1990), ma uno dei messaggi più belli lanciati dal lungometraggio diretto da David S. Ward (sceneggiatore tra gli altri del film "La stangata") e che me l'ha fatto particolarmente apprezzare, è quello relativo allo spirito di squadra, che una volta insediatosi in maniera indissolubile all'interno di uno spogliatoio, rende i membri dello stesso come una grande famiglia, nella quale possono esserci incomprensioni e litigi, ma tutti sono pronti ad aiutare gli altri e a trasformare in piccolo qualsiasi ostacolo.

Sebbene risalga a più di un secolo fa, la vicenda che ha dato ispirazione al film è davvero accaduta nella città dell'Ohio, quando l'allora proprietario Frank Robinson decise di spostare tutti i migliori giocatori dei suoi Cleveland Spiders (questo era il nome della squadra all'epoca) ad un'altra franchigia da poco acquistata insieme al fratello, i St.Louis Cardinals; come spesso accade, la vita reale non prevede sempre il lieto fine hollywoodiano, e gli Spiders conclusero la stagione all'ultimo posto con il peggior record di vittorie di sempre, solo 20 a fronte di 134 sconfitte.
Se non altro la mossa dei fratelli Robinson non passò inosservata, e la MLB decise di vietare, a partire dalle stagioni successive, la concentrazione di più squadre nelle mani di un singolo proprietario.

Gli Indians oggi, fonte immagine espn.com

I Cleveland Indians disputano tutt'ora il campionato gestito della Major League Baseball, anche se la loro storia recente è piuttosto avara di soddisfazioni: l'ultimo vittoria nelle World Series risale infatti alla stagione 1945-46, mentre più recente l'ultima partecipazione, datata 2016, quando furono però sconfitti 4-3 dai Chicago Cubs.

Immaginare da noi una pellicola simile, adattandola ad una reale squadra di calcio (e non alla Longobarda de "L'allenatore del pallone" o alla Marchigiana di Andrea Roncato alias Andrea Margheritoni, risulta operazione piuttosto difficile.
Immaginate un film nel quale il Napoli, o la Roma, ma potrei fare il nome di qualunque altra squadra della Serie A, fossero protagoniste in positivo, destinando alle altre formazioni nostrane e ai loro giocatori il ruolo di "cattivi"?

Probabilmente dovrebbero chiudere i cinema dopo la prima proiezione, per le risse scatenate tra i tifosi, mentre i programmi televisivi a tema calcistico si affretterebbero ad analizzare alla moviola anche le scene delle partite simulate, onde scovare qualche irregolarità e dichiarare falsato pure il campionato immaginario.
Infine, perché no, potrebbe pure scoppiare un'altra calciopoli, decidendo di assegnare lo scudetto del film alla seconda classificata. O era la terza?

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