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garraefantasiaAggiornato
Come nascono le coreografie del Borussia Dortmund
19 dicembre 1909, siamo a Dortmund dove circa 40 tesserati della società parrocchiale, con un gesto di ribellione si distaccano e fondano il Borussia Dortmund. Borussia, è il nome latino della Prussia ma anche e soprattutto il birrificio sulla Steiger Stasse. Dici Borussia e pensi subito a quel catino che ribolle di passione chiamato Signal Iduna Park o se preferite la tradizione Westfallen Stadium. Non c’è mai un posto vuoto: la media spettatori è di 80.000 persone: più del Camp Nou, più dell’Old Trafford. Il tutto è merito della passione certamente ma anche di una politica volutamente popolare riguardo il costo dei biglietti: costo di un abbonamento annuale per una curva 180/190 euro. Il cuore della struttura inaugurata nel 1974 durante i Mondiali è la Curva Sud, il muro. Il luogo dove il cuore incontra la fantasia, dove l’estro incontra la voce, dove al ritmo incessante dei tamburi, i giallo neri vengono letteralmente sospinti in campo, il luogo dove nascono le coreografie più belle d’Europa. Fin dalla sua origine, questo stadio è stato rivoluzionario: prende spunto dalla progettazione inglese ma in realtà rivoluziona il layout entrata/uscita. Proprio da questa stuttura, si prenderà spunto per un altro tempio del calcio europeo: Ibrox Park a Glasgow. Perché è così particolare la SudTribune: è la gradinata singola a posti in piedi più grande d’Europa. Il settore è largo circa 100 metri e alto 40 con una pendenza media del 37 percento. Capite bene che l’appellativo muro, non è di certo un eufemismo. Capite bene che l’effetto sui calciatori è devastante. Spiega l’ad Watzke, Se la società avesse deciso di costruire in tribuna dei seggiolini o se si fossero costruiti dei box di lusso coperti di cartelloni, il Borussia avrebbe aumentato i propri ricavi, ogni anno, di 5 milioni di euro. Ma questo non accadrà mai, perché nella tribuna sud deve esserci soltanto il “Muro Giallo”. In questo c’è molto della natura profonda del Club e della Regione. Nonostante un’evidente rifiorire di società di servizi, Ict e nuove attività, Dortmund resta una città legata all’industria Pesante. Il Westfallen Stadium, visto da fuori è un blocco poco grazioso di cemento e tiranti di acciaio. Quella curva, quello stadio rappresentano calcio ma soprattutto la passione e un territorio. Terra e calcio. Uno sport ma allo stesso tempo un collante sociale unico e popolare. Esistono luoghi dove il calcio è aristocratico, altri in quei è bailado, altri in quei è sudore, passione e attaccamento. Dortmund appartiene a quest’ultima categoria. Il muro non invoca mai i nomi dei calciatori, loro passano ma il Borussia resta, con un'unica eccezione GrossKreutz: ragazzo di curva che quando non gioca si siede proprio nella tribuna sud, insieme ai Desperados, The Unity e Jubos. Insomma un vero e proprio modello che affonda le sue origini nel passato ma è capace di guardare al futuro grazie ad un settore giovanile di eccellenza e ad una struttura societaria che prevede il 50% +1% di quote in mano ai tifosi. Recentemente la società lanciato la campagna Kein Bier für Rassisten, schierandosi apertamente contro razzismo e xenofobia ed invitando i rifugiati a partite ufficiali per aiutarne l'integrazione. Ha inoltre prodotto un video in cui ridicolizza i neonazisti asserendo la totale intolleranza alle posizioni politiche dell'estrema destra tedesca. L’ultima magia grafica firmata SudTribune c’è stata sabato 30 Aprile quando il muro giallo-nero è stato ricoperto da una coreografia da pelle d’oca: Da bambino mio padre mi ha portato allo stadio. Come il suo ha fatto con lui. Pieno Stile Dortmud: un altro modello di calcio.
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